Bonus adeguamento ambienti di lavoro: esclusa la fondazione culturale


La fondazione che ci occupa dell’elaborazione della diffusione della cultura, che svolge attività commerciale e che rientra tra gli enti commerciali di cui all’art. 73, co. 1, lett. b) del Tuir, per assenza del requisito soggettivo, non può fruire del credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro di cui all’art. 120, D.L. n. 34/2020 (Agenzia entrate – risposta 23 giugno 2021, n. 432).

Il decreto Rilancio ha introdotto un credito d’imposta, in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, destinato ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico indicati nell’elenco presente nel cit. decreto Rilancio.
Le spese in relazione alle quali spetta il cd. credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi, quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili. In particolare:
– gli interventi agevolabili sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del virus SARSCoV-2, tra cui rientrano espressamente:
a) quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Sono ricomprese in tale insieme gli interventi edilizi funzionali alla riapertura o alla ripresa dell’attività, fermo restando il rispetto della disciplina urbanistica;
b) gli interventi per l’acquisto di arredi finalizzati a garantire la riapertura delle attività commerciali in sicurezza.
– gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative, tra cui sono ricompresi quelli relativi allo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura (cd. termoscanner) dei dipendenti e degli utenti.


L’Agenzia delle Entrate, in riferimento all’ambito soggettivo della misura ha chiarito che il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è riconosciuto ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico indicati nell’elenco, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore.
Al riguardo, nella relazione illustrativa si precisa che il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è previsto in riferimento alle spese necessarie alla riapertura in sicurezza delle attività e che la platea dei soggetti possibili beneficiari è costituita dagli operatori con attività aperte al pubblico, tipicamente bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema. In particolare, deve trattarsi di:
– attività di impresa, arte o professione esercitata in luogo aperto al pubblico (ovvero in luogo al quale il pubblico possa liberamente accedere, senza limite o nei limiti della capienza, ma solo in certi momenti o alle condizioni poste da chi esercita un diritto sul luogo) ricompresa nell’elenco;
– associazioni, fondazioni e altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore.


Per quanto concerne le associazioni, le fondazioni e gli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore, il legislatore ha inteso estendere il beneficio in questione a tutti gli enti diversi da quelli che esercitano, in via prevalente o esclusiva, un’attività in regime di impresa. Stante il tenore letterale della norma, tali soggetti sono inclusi tra i beneficiari dell’agevolazione, anche nell’ipotesi in cui non svolgano una delle attività individuate nell’elenco aperte al pubblico.
Nel caso di specie, la fondazione culturale che presenta il modello dichiarativo dei redditi predisposto per gli enti commerciali e che dichiara di svolgere attività commerciale, rientrando quindi tra gli enti commerciali non può beneficiare del credito d’imposta previsto dal decreto “Rilancio” in relazione alle spese sostenute per l’adeguamento degli ambienti di lavoro alle misure anti-Covid perché non in possesso dei requisiti soggettivi previsti dalla norma.


Utilizzo dei servizi di rete messi a disposizione del datore: no al controllo indiscriminato


Non è possibile monitorare la navigazione internet dei lavoratori in modo indiscriminato. Indipendentemente da specifici accordi sindacali, le eventuali attività di controllo devono comunque essere sempre svolte nel rispetto dello Statuto dei lavoratori e della normativa sulla privacy.


Lo ha Il provvedimento sanzionatorio è stato avviato nei confronti di un datore di lavoro sulla base del reclamo presentato da un dipendente che, nel corso di un procedimento disciplinare, aveva scoperto di essere stato costantemente controllato.
Dagli accertamenti del Garante è emerso che il datore impiegava un sistema di controllo e filtraggio della navigazione internet dei dipendenti, con la conservazione dei dati per un mese e la creazione di apposita reportistica, per finalità di sicurezza della rete. Sebbene il datore avesse stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali, come richiesto dalla disciplina di settore, il Garante ha evidenziato che tale trattamento di dati deve comunque rispettare anche i principi di protezione dei dati. Il sistema, senza aver adeguatamente informato i dipendenti, consentiva invece operazioni di trattamento non necessarie e sproporzionate rispetto alla finalità di protezione e sicurezza della rete interna, effettuando una raccolta preventiva e generalizzata di dati relativi alle connessioni ai siti web visitati dai singoli dipendenti. Il medesimo sistema raccoglieva inoltre anche informazioni estranee all’attività professionale e comunque riconducibili alla vita privata dell’interessato.
Nel provvedimento l’Autorità ha rimarcato che l’esigenza di ridurre il rischio di usi impropri della navigazione in Internet non può portare al completo annullamento di ogni aspettativa di riservatezza dell’interessato sul luogo di lavoro, anche nei casi in cui il dipendente utilizzi i servizi di rete messi a disposizione del datore di lavoro.

Modello di dichiarazione dell’imposta locale sul consumo di Campione d’Italia


È stato approvato, con le relative istruzioni, il modello di dichiarazione dell’imposta locale sul consumo di Campione d’Italia (ILCCI), per l’anno d’imposta 2020, da presentare entro il 30 giugno 2021. (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Decreto 21 giugno 2021)

La presentazione della dichiarazione in modalità telematica è effettuata dal contribuente oppure da un soggetto incaricato della trasmissione telematica attraverso apposita applicazione gestita dal Ministero dell’economia delle finanze, presente nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it). Le istruzioni per la compilazione e la trasmissione della dichiarazione sono presenti sul sito del Dipartimento delle finanze (www.finanze.gov.it).
È fatto comunque obbligo ai soggetti incaricati della trasmissione telematica di rilasciare al contribuente la dichiarazione redatta su modelli conformi per struttura e sequenza a quelli approvati con il provvedimento in oggetto.

Contributo COVIP anno 2021: misura, termini e modalità di versamento

Con delibera 12 maggio 2021 – pubblicata in G.U. del 22 giugno 2021, n. 147 – sono approvate le disposizioni in materia di misura, termini e modalità di versamento del contributo dovuto alla Covip da parte delle forme pensionistiche complementari nell’anno 2021.

Contributo di vigilanza
Ad integrazione del finanziamento della Covip è dovuto per l’anno 2021, il versamento di un contributo nella misura dello 0,5 per mille dell’ammontare complessivo dei contributi incassati a qualsiasi titolo dalle forme pensionistiche complementari nell’anno 2020.
Dalla base di calcolo vanno esclusi i flussi in entrata derivanti dal trasferimento di posizioni maturate presso altre forme pensionistiche complementari, nonchè i contributi non finalizzati alla costituzione delle posizioni pensionistiche, ma relativi a prestazioni accessorie quali premi di assicurazione per invalidità o premorienza.
Per le forme pensionistiche complementari costituite all’interno di società o enti, qualora il fondo, o singole sezioni dello stesso, si configuri quale mera posta contabile nel bilancio della società o ente, la base di calcolo dovrà tenere anche conto degli accantonamenti effettuati nell’anno al fine di assicurare la copertura della riserva matematica rappresentativa delle obbligazioni previdenziali.


Destinatari
Il versamento del contributo è effettuato da ciascuna forma pensionistica complementare che al 31 dicembre 2020 risulti iscritta all’albo di cui all’art. 19, co. 1, del D.Lgs. n. 252/2005.
Per le forme pensionistiche complementari costituite all’interno di società o enti, il versamento del contributo è effettuato dalla società o dall’ente stesso.
Sono esclusi dal versamento del contributo i soggetti che, per ciascuna forma pensionistica complementare, sarebbero tenuti ad effettuare versamenti inferiori a euro 10,00.


Termini e modalità di versamento
Il contributo deve essere versato entro il 15 settembre 2021.
Nel caso di cancellazione dall’albo della forma pensionistica complementare prima della scadenza, il versamento del contributo è effettuato prima della cancellazione.
Il pagamento del contributo dovrà essere eseguito tramite la piattaforma PagoPA, compilando le pagine appositamente dedicate e messe a disposizione nella sezione riservata presente sul sito internet della Covip, seguendo le istruzioni riportate.
Contestualmente al pagamento del contributo andranno trasmessi i dati relativi al contributo medesimo, sempre compilando le pagine appositamente dedicate. Tali dati andranno trasmessi da tutti i soggetti, anche qualora il contributo non sia dovuto.


Riscossione coattiva
ll mancato pagamento della contribuzione da parte dei soggetti secondo le modalità previste dalla presente deliberazione, comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva, mediante ruolo, delle somme non versate, oltre interessi e spese di esecuzione.