Contratti di solidarietà, le indicazioni per la presentazione delle istanze di sgravio

Le istruzioni ministeriali per la concessione delle riduzioni contributive previste per i contratti di solidarietà

Come noto, in favore delle imprese che abbiano stipulato dal 2017 ovvero abbiano avuto in corso nell’anno 2016 corso contratti di solidarietà difensivi di tipo A o espansivi, ovvero contratti di solidarietà ai sensi della innovata disciplina degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto, è stata prevista una riduzione nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro, per i lavoratori interessati da una riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%.
La domanda ha ad oggetto lo sgravio contributivo per l’intero periodo di solidarietà previsto nell’accordo e comunque per un periodo non superiore a 24 mesi nel quinquennio mobile, in relazione alla singola unità produttiva aziendale interessata dal medesimo contratto di solidarietà. L’istanza, firmata digitalmente e in bollo, è prodotta esclusivamente a mezzo posta elettronica certificata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e delle formazione, secondo la modulistica e con le modalità operative indicate nell’apposita sezione del sito internet “www.lavoro.gov.it”. La domanda deve essere contestualmente inoltrata, in via telematica, anche all’Inps ed all’Inpgi per i datori di lavoro iscritti a tale ultima gestione previdenziale. Importante innovazione rispetto alla previgente disciplina, è rappresentata dalla necessità che l’impresa dichiari nell’istanza, a pena d’inammissibilità, la propria previsione del quantum della riduzione contributiva richiesta, oltre al codice pratica relativo alla domanda di integrazione salariale per contratto di solidarietà presentata nel sistema denominato “Cigs on-line”. All’istanza, altresì, va allegato l’elenco dei lavoratori contenente per ciascun nominativo la percentuale di riduzione oraria applicata che sia superiore al 20%. Le domande di decontribuzione, da imputarsi sui fondi a partire dall’esercizio finanziario 2017, vanno presentate perentoriamente dal 30 novembre al 10 dicembre di ogni anno di riferimento. Le istanze sono istruite in base allo stretto ordine cronologico di presentazione. In caso di esaurimento delle risorse annue stanziate, le istanze che non abbiano ottenuto positivo riscontro perdono definitivamente validità, fatta salva la possibilità di reiterazione delle stesse a valere sulle risorse stanziate per l’esercizio finanziario successivo.

Prodotti industrial desing creativi e artistici: royalties equiparate ai diritti d’autore

Con la Risoluzione n. 143/E del 22 novembre 2017, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le royalties corrisposte per lo sfruttamento di opere di design, ai fini della produzione e commercializzazione di prodotti cd. industrial design dotati di carattere creativo e valore artistico sono considerate alla stregua dei diritti d’autore di opere artistiche, e quindi beneficiano del medesimo regime fiscale.

Le royalties pagate per lo sfruttamento del diritto d’autore su prodotti iconici di design, per la produzione e commercializzazione attraverso processi industriali di prodotti contraddistinti da “carattere creativo” e da “valore artistico”, sotto il profilo fiscale si considerano equiparate ai diritti d’autore su opere artistiche.
Ciò consente, in particolare, di applicare alle royalties pagate ad un soggetto estero la disposizione della Convenzione contro le doppie imposizioni (Italia-Francia) che stabilisce un regime di esenzione totale in Italia e la tassazione esclusiva nello Stato di residenza del beneficiario effettivo (nella fattispecie Francia).
Presupposti imprescindibili per l’applicazione del regime fiscale di favore, sono il “carattere creativo” e il “valore artistico” che devono possedere i prodotti di industrial design.
Con riferimento alla definizione dei due parametri anzidetti, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che mancando una precisa definizione nella normativa occorre fare applicazione dei principi definiti dalla giurisprudenza.
In particolare, per quanto riguarda il requisito della creatività, la giurisprudenza ha più volte ribadito che questo, non coincide con quello di creazione, originalità e novità assoluta. Inoltre, la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia.
Il valore artistico di un design industriale costituisce un elemento che, unitamente al carattere creativo, conferisce al prodotto un valore diverso ed aggiuntivo rispetto a quello della sua mera funzionalità. Secondo la giurisprudenza, il concetto di valore artistico (non suscettibile di definizione onnicomprensiva) può essere individuato di volta in volta, in relazione alle peculiarità di ciascuna fattispecie, sulla base di parametri sia di carattere soggettivo che oggettivo.
In particolare, tra i parametri soggettivi, sono ricompresi:
– l’idoneità dell’oggetto a suscitare emozioni estetiche;
– la maggiore creatività o originalità delle forme rispetto a quelle normalmente riscontrabili nei prodotti similari presenti sul mercato e che, trascendendo dalla funzionalità pratica cui è destinato il bene, assumono una loro autonoma e distinta rilevanza.
Tra i parametri oggettivi cui fare riferimento, non necessariamente concorrenti, la giurisprudenza ha individuato:
– il riconoscimento ricevuto da parte degli ambienti culturali ed istituzionali delle qualità estetiche ed artistiche dell’oggetto, che prescinde dalla sua funzionalità e dalla mera eleganza o gradevolezza delle sue forme (esposizione in mostre e in musei, pubblicazione in riviste specializzate non a carattere commerciale, partecipazione a manifestazioni artistiche, attribuzione di premi, articoli di critici esperti del settore);
– la circostanza che l’opera del design sia commercializzata nel mercato artistico e non in quello puramente commerciale oppure che in quest’ultimo mercato abbia acquistato un valore particolarmente elevato;
– la circostanza che l’opera sia stata creata da un noto artista (da valutarsi con prudenza).
In assenza di tali criteri fondati su elementi indiziari del gradiente artistico dell’opera di design, è possibile ricorrere anche all’esperienza e al sapere specialistico di consulenti idonei a fornire utili elementi valutativi.


Modello per la “Dichiarazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti”


Approvato il modello di dichiarazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti, le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 23 novembre 2017, n. 270335).

Il modello è presentato esclusivamente in modalità telematica entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio:
– direttamente, dai contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (Entratel o Fisconline);
– tramite uno dei soggetti, incaricati della trasmissione delle dichiarazioni.
Ed è utilizzato:
– per presentare la dichiarazione relativa all’imposta sostitutiva dovuta sulle operazioni di finanziamento effettuate durante il periodo di riferimento;
– per la liquidazione dell’imposta dovuta a saldo e per la determinazione dell’acconto dovuto per l’esercizio successivo.
Gli utenti del servizio telematico trasmettono i dati contenuti nel modello di dichiarazione secondo le specifiche tecniche per la trasmissione telematica, utilizzando l’apposito prodotto software reso gratuitamente disponibile nel sito del Fisco.
 

Sanzioni amministrative e solidarietà: i chiarimenti dell’Ispettorato


In materia di solidarietà nelle sanzioni amministrative sussiste un principio generale di autonomia tra l’obbligazione del corresponsabile solidale e quella dell’obbligato in via principale. L’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce precisazioni volte a sintetizzare quanto già chiarito sul punto dal Ministero del lavoro.


Con sentenza n. 22082 del 22 settembre 2017, la Cassazione si è pronunciate sull’interpretazione degli artt. 6 e 14, ultimo comma, L. n. 698/1981, esprimendo il principio secondo cui “in tema di sanzioni amministrative, la solidarietà prevista dall’art. 6 della l. n. 689 del 1981 non si limita ad assolvere una funzione di garanzia, ma persegue anche uno scopo pubblicistico di deterrenza generale nei confronti di quanti abbiano interagito con il trasgressore rendendo possibile la violazione, sicché l’obbligazione del corresponsabile solidale è autonoma rispetto a quella dell’obbligato in via principale e, pertanto, non viene meno nell’ipotesi in cui quest’ultima, ai sensi dell’art. 14, ultimo comma, della detta l. n. 689/1981, si estingua per mancata tempestiva notificazione, con l’ulteriore conseguenza che l’obbligato solidale che abbia pagato la sanzione conserva l’azione di regresso per l’intero verso l’autore della violazione, il quale non può eccepire, all’interno di tale ultimo rapporto, che è invece di sola rilevanza privatistica, l’estinzione del suo obbligo verso l’Amministrazione”. Tale principio trova origine nel precedente orientamento delle SS.UU. che riconoscendo la permanenza dell’obbligo solidale anche nel caso di mancata identificazione dell’autore dell’illecito già postulava una autonomia del rapporto pubblicistico intercorrente tra la PA e il trasgressore e il rapporto privatistico di regresso tra quest’ultimo e l’obbligato solidale.
La citata autonomia dei due rapporti consente alla Suprema Corte del 2017 di argomentare l’irrilevanza di talune vicende afferenti il rapporto pubblicistico sul rapporto privatistico. Considerate le articolate riflessioni contenute nella sentenza, l’Ispettorato fornisce precisazioni volte a sintetizzare quanto già chiarito sul punto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. L’obbligazione solidale non viene travolta dall’eventuale estinzione dell’obbligazione “principale” nei seguenti casi:
– a: mancato perfezionamento della procedura di notificazione del verbale unico e/o dell’ordinanza nei confronti del trasgressore
Nel caso in cui il vizio di notifica nei confronti del trasgressore riguardi il verbale, l’ufficio legale e del contenzioso procederà all’emanazione dell’ordinanza ingiunzione nei confronti esclusivamente dell’obbligato solidale; ove, invece, l’ordinanza sia stata comunque emessa nei confronti di entrambi i soggetti si provvederà all’annullamento in autotutela di quella emessa a carico del trasgressore con conseguente successiva iscrizione a ruolo del titolo riguardante l’obbligato solidale. Nel caso in cui sia stato instaurato il giudizio ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. n. 150/2011 da parte di entrambi gli obbligati, fermo restando l’annullamento dell’ordinanza nei confronti del trasgressore anche in corso di causa, l’attività difensiva sarà volta, sulla scorta dei principi espressi dalla sentenza in discussione, ad ottenere la conferma dell’atto impugnato nei confronti dell’obbligato solidale.
– b: mancata o erronea identificazione del trasgressore
Nelle ipotesi in cui il trasgressore dovesse risultare sconosciuto o irreperibile si potrà procedere con la notifica dell’ordinanza ingiunzione nei confronti del solo obbligato in solido che sia stato, invece, correttamente individuato. Diversamente, nel caso in cui il trasgressore sia deceduto, la Corte postula il venir meno della responsabilità solidale in ragione del principio di intrasmissibilità dell’obbligo che evidentemente opera non solo nei confronti del creditore principale ma anche nei confronti del creditore in regresso. Il pagamento della sanzione da parte del coobbligato solidale effettuato prima della morte dell’autore dell’illecito comporta invece la possibilità, da parte di quest’ultimo, di agire in regresso.
Resta da chiarire, infine, come si debba procedere nei casi in cui l’ordinanza-ingiunzione sia stata impugnata esclusivamente da parte di uno degli obbligati e il ricorso sia stato accolto. Qualora l’accoglimento del ricorso sia fondato su motivi attinenti al fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria (insussistenza del rapporto lavorativo ovvero dei fatti costituenti illecito) e la sentenza sia passata in giudicato, l’annullamento giudiziale dell’ordinanza ingiunzione, incidendo sul la sussistenza del rapporto obbligatorio di tipo “pubblicistico” ovvero inerente la “potestas puniendi” della P.A., comporterà anche l’annullamento in autotutela dell’ordinanza ingiunzione emessa ne i confronti del soggetto che non ha proposto l’opposizione (Nota INL n. 10174/2017).