Notifica della cartella di pagamento da parte dell’agente della riscossione


L’agente della riscossione può provare la notifica, mediante deposito del relativo avviso di ricevimento della raccomandata inviata per la relativa notifica, di una soltanto delle cartelle e che per il resto deve riconoscersi l’autonoma impugnabilità dei ruoli e delle cartelle, delle quali il contribuente è venuto a conoscenza tramite estratto di ruolo (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 18 giugno 2018, n. 16098)

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte la CTR della Campania accoglie parzialmente l’appello proposto dal contribuente nei confronti di Equitalia Sud S.p.A. avverso la sentenza della CTP di Caserta, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal contribuente avverso tre cartelle di pagamento per tributi vari, delle quali il medesimo aveva dichiarato di essere venuto a conoscenza per mezzo di estratto di ruolo rilasciatogli dall’agente della riscossione, assumendo di non avere ricevuto notifica delle cartelle e dei ruoli ad esse sottesi.
La CTR ritenne che l’agente della riscossione avesse provato la notifica, mediante deposito del relativo avviso di ricevimento della raccomandata inviata per la relativa notifica, di una soltanto delle cartelle e che per il resto dovesse riconoscersi l’autonoma impugnabilità dei ruoli e delle cartelle, delle quali il contribuente era venuto a conoscenza tramite estratto di ruolo.
Avverso la pronuncia della CTR Equitalia Servizi di Riscossione S.p.A., incorporante Equitalia Sud S.p.A., ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.
La suprema Corte accoglie il ricorso in relazione al primo motivo, rigettato il secondo e assorbito il terzo e cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto.
Con il primo motivo la ricorrente rileva l’erroneità dell’impugnata pronuncia nella parte in cui ha ritenuto ammissibile l’originaria impugnazione proposta dal contribuente avverso le cartelle ed i ruoli in questione per il tramite di estratto di ruolo, quantunque le risultanze probatorie avessero dimostrato che il contribuente aveva acquisito piena conoscenza di tutte le cartelle in questione, la cui impugnazione doveva ritenersi quindi inammissibile perché tardiva, non potendo assumersi, una volta notificate le cartelle, l’autonoma impugnabilità dell’estratto di ruolo quale atto interno dell’Amministrazione.
Il motivo è manifestamente fondato alla stregua dei principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte, che hanno chiarito che la tutela del contribuente può estendersi sì anche all’impugnazione delle cartelle e dei ruoli ad esse sottesi sempre che l’interesse all’impugnazione nasca effettivamente dalla conoscenza che se ne abbia, in assenza di notifica, solo per mezzo della consegna dell’estratto di ruolo, restando, al di fuori di detta ipotesi, non consentita l’impugnazione in sé dell’estratto di ruolo quale atto interno dell’Amministrazione.
Di detto principio la sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione, ritenendo che solo per una delle cartelle l’agente della riscossione avesse provato l’avvenuta rimale notifica.
Per le altre cartelle per le quali l’agente della riscossione aveva prodotto documentazione comprovante la richiesta di rateizzazione del debito dalle stesse portato e finanche il pagamento di un certo numero di rate (17 su 72 del beneficio concesso), pur richiamando remoto precedente di questa Corte, la sentenza impugnata se ne è in concreto discostata, perché, se è vero che di per sé in materia tributaria, non può costituire acquiescenza da parte del contribuente l’avere chiesto ed ottenuto, senza riserva alcuna, la rateizzazione degli importi indicati nelle cartelle di pagamento, nondimeno il riconoscimento del debito comporta in ogni caso l’interruzione del decorso del termine di prescrizione e si pone quindi in maniera incompatibile con l’allegazione del contribuente di non avere ricevuto notifica delle cartelle.
Ciò comporta, che in tanto è possibile comunque la contestazione nell’an della pretesa tributaria, sempre che non siano scaduti i termini per la proposizione dell’impugnazione avverso le cartelle, nella fattispecie in esame ampiamente decorsi all’atto della proposizione del ricorso in primo grado.


“Verde aziendale”: spesa inerente e IVA detraibile

Con la recente Ordinanza n. 15843 del 15 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio che gli interventi di realizzazione e/o manutenzione della zona “verde” dell’area di pertinenza dello stabilimento, ancorché eccedenti la semplice gestione degli spazi a verde circostanti gli edifici destinati all’attività d’impresa, concorrono a valorizzare l’immagine dell’azienda e, pertanto, costituiscono spese inerenti. Ne consegue che l’IVA corrisposta è detraibile.

Nella controversia riguardante l’indetraibilità dell’IVA sulle spese per la realizzazione e manutenzione del verde aziendale su un terreno pertinenziale allo stabilimento, i giudici tributari hanno confermato la pretesa tributaria rilevandone la natura di spese di rappresentanza, e dunque l’indetraibilità dell’imposta, in considerazione dell’estensione e dell’articolazione degli interventi volti sostanzialmente al miglioramento dell’immagine aziendale.
La Corte di Cassazione, invece, pur rilevando la natura di “operazione di rappresentanza”, ha tratto proprio dalla finalità delle spese di valorizzare l’immagine aziendale il necessario presupposto di inerenza per riconoscere la detraibilità dell’IVA.
Al riguardo i giudici della Suprema Corte hanno precisato che ai fini della detrazione d’imposta, la disciplina IVA rinvia alla disciplina delle imposte sui redditi per la definizione di spese di rappresentanza a cui riservare la prevista limitazione di detraibilità. Orbene, la definizione di spese di rappresentanza è ricavata in contrapposizione alle spese di pubblicità.
Secondo l’orientamento formato in giurisprudenza il discrimine tra spese di pubblicità e spese di rappresentanza sta negli “obbiettivi perseguiti”, atteso che costituiscono spese di rappresentanza i costi sostenuti per accrescere il prestigio della società senza dar luogo ad una aspettativa di incremento delle vendite, mentre sono spese di pubblicità o propaganda quelle aventi come scopo preminente quello di pubblicizzare prodotti, marchi e servizi dell’impresa con una diretta finalità promozionale e di incremento delle vendite.
Costituisce presupposto per la qualificazione del costo nell’una o nell’altra categoria, dunque, il fatto che questo deve cadere su un bene od un servizio, che viene fornito gratuitamente ai destinatari, i quali sono soggetti esterni ed estranei all’impresa (clienti, utenti, la generalità dei consociati, …), e, dunque, normalmente si concretizza in omaggi, cene, soggiorni, gadget di vario genere.
Nell’ipotesi di spese per interventi di sistemazione e/o manutenzione della zona “verde” dell’area pertinenziale allo stabilimento, osserva la Corte di Cassazione, il costo riguarda un bene aziendale e, in quanto tale, non è riconducibile alle spese di rappresentanza, neanche qualora sia effettuato in vista di un miglioramento dell’immagine aziendale e, dunque, secondo una finalità che appare caratteristica delle spese di rappresentanza.
Sotto il diverso profilo dell’inerenza della spesa, nel caso in cui l’intervento realizzato vada, per estensione e articolazione, oltre la semplice gestione degli spazi a verde circostanti gli edifici destinati all’attività d’impresa, la Corte Suprema ha rilevato proprio dalla finalità di valorizzare l’immagine dell’impresa la connessione funzionale con le finalità imprenditoriali che giustifica la detraibilità dell’IVA corrisposta. A tal fine, infatti, l’inerenza esprime la riferibilità del costo sostenuto all’attività d’impresa, ossia che ad esso sia riconoscibile una capacità di arrecare, anche in via solo potenziale, una utilità diretta od indiretta.

Videocamere indossabili: sì, ma nel rispetto di chi è filmato


Una società di trasporto pubblico ferroviario potrà dotare di videocamere indossabili (body cam) gli addetti alla sicurezza e i capitreno per contrastare e prevenire aggressioni furti e atti vandalici, adottando precise misure a tutela della riservatezza delle persone riprese.


Il Garante privacy, nel dare il via libera al progetto sperimentale, ha considerato l’impossibilità tecnica di installare telecamere a bordo dei treni di più vecchia costruzione, nonché le specifiche finalità di sicurezza anche dei numerosi utenti del servizio e le finalità di tutela dei beni aziendali.
Necessarie, chiaramente, una serie di cautele e accorgimenti a garanzia di dipendenti e utenti: il dispositivo «body cam» sarà consegnato all’operatore ad inizio turno e dovrà essere da quest’ultimo riconsegnato al soggetto responsabile individuato in Azienda. Le body cam non saranno sempre accese, ma potranno essere attivate dai capitreno o dagli addetti alla sicurezza solo in presenza di un pericolo concreto per le persone o le cose. Un led rosso ne segnalerà l’attivazione. I dispositivi trasmetteranno le immagini alla sala operativa in tempo reale.
Le riprese non potranno essere modificate, cancellate o duplicate da chi le effettua. Solo soggetti diversi, dotati di specifica autorizzazione, una volta verificato che le immagini raccolte riguardino fatti realmente pericolosi, potranno disporne l’eventuale estrazione. La società, inoltre, dovrà disciplinare le modalità di utilizzo e le condizioni che legittimano l’attivazione dei dispositivi e adottare particolari cautele nel caso in cui le riprese video coinvolgano soggetti “deboli” o riprendano luoghi con particolari aspettative di riservatezza.
Alle immagini raccolte avranno accesso solo i soggetti autorizzati e dovranno essere conservate in forma cifrata ed essere cancellate irreversibilmente una volta decorso il periodo previsto di una settimana, salvo eventuali esigenze di indagine dell’Autorità giudiziaria.
La società dovrà disattivare la funzionalità audio e in caso di comunicazione delle riprese alle compagnie di assicurazione oscurare le immagini delle persone non coinvolte. Dovranno essere predisposti inoltre adeguati strumenti di comunicazione anche a bordo delle vetture per avvisare gli utenti della presenza del sistema di videosorveglianza mobile. La società, che dovrà fornire un’idonea informativa ai dipendenti sull’uso delle body cam, si è impegnata a rispettare il divieto di controllo a distanza dei lavoratori e a siglare un apposito accordo con le organizzazioni sindacali (Nota Garante Privacy n. 442/2018).

Lapidei Industria: a giugno si corrisponde l’Elemento di garanzia retributiva

Spetta a giugno l’elemento di garanzia retributiva ai lavoratori del settore lapidei Industria

Ai dipendenti a tempo indeterminato, ai lavoratori dipendenti a tempo determinato di durata superiore a 6 mesi ed alle altre tipologie di lavoro subordinato in forza al 1° gennaio di ogni anno, nelle aziende prive di contrattazione di secondo livello riguardante il premio di risultato o altri istituti retributivi comunque soggetti a contribuzione e che nel corso dell’anno precedente (1° gennaio – 31 dicembre) non abbiano percepito altri trattamenti economici individuali o collettivi comunque soggetti a contribuzione oltre a quanto spettante dal presente ceni, sarà riconosciuto un importo annuo pari a euro 170,00 lordi, ovvero una cifra inferiore fino a concorrenza in caso di presenza di un trattamento economico aggiuntivo a quello fissato dal CCNL.
Il trattamento viene erogato in unica soluzione con le competenze del mese di giugno ed è corrisposto pro-quota con riferimento a tanti dodicesimi quanti sono stati i mesi di servizio prestati dal lavoratore, anche in modo non consecutivo, nell’anno precedente.