Corrispettivi telematici: buoni pasto tra i corrispettivi non riscossi

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel caso in cui il cliente fornisca il controvalore in buoni pasto come pagamento del corrispettivo, ai fini della memorizzazione e trasmissione dei dati alla stessa Agenzia, l’importo va indicato nel documento commerciale emesso per certificare l’operazione, ma tra i corrispettivi non riscossi. In seguito, con l’emissione della fattura elettronica alla società di emissione dei buoni pasto, il corrispettivo parteciperà alla liquidazione IVA del periodo (Risposta a interpello n. 419 del 2019).

Qualora il cliente decida di pagare in parte con il buono pasto (cartacei o elettronici) e in parte in contanti o altro pagamento elettronico, deve essere rilasciato uno scontrino fiscale che riporta l’importo totale della consumazione, l’indicazione della quota relativa all’IVA a debito e le due diverse modalità di pagamento ricevute.
Ai fini della memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate il controvalore del buono pasto va considerato come “non riscosso”.
La somministrazione di alimenti e bevande, resa al cliente titolare del buono pasto in ragione della sua presentazione, viene poi remunerata dalla società emittente il buono – al netto degli sconti praticati – con la cadenza contrattualmente fissata.
Al momento del pagamento (rimborso del buono) da parte della società emittente si verifica, quindi, l’esigibilità dell’IVA – salva emissione anticipata della fattura che documenta l’operazione – e la necessità di farla concorrere nella liquidazione di tale periodo.
Dunque, nel caso di corrispettivi non riscossi ma per i quali il cliente ha fornito il controvalore in buoni pasto, nel documento commerciale si può riportare, a titolo puramente figurativo, l’aliquota IVA propria di ciascun prodotto, sebbene tale IVA non rappresenti l’imposta effettiva sulla singola transazione, ma sarà meramente figurativa (nel caso di buono pasto, trattandosi di servizio sostitutivo di mensa, si applica l’aliquota propria della somministrazione di alimenti bevande).

Bonus Sud: incrementata la dotazione finanziaria fino a dicembre


La dotazione finanziaria dell’Incentivo Occupazione Sviluppo Sud relativa alle assunzioni effettuate dal 1° maggio 2019 al 31 dicembre 2019, prevista dal DD 178/2016, è incrementata per un importo pari a 60 milioni di euro. (Decreto Anpal 10 ottobre 2019, n. 429).


Nel dettaglio il decreto Anpal prevede uno spostamento delle risorse finanziarie dal primo quadrimestre a quello maggio/dicembre 2019. La dotazione finanziaria dell’Incentivo Occupazione Sviluppo Sud relativa alle assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2019 al 30 aprile 2019, prevista dal DD 311 del 12 luglio 2019, è stata infatti ridotta per un importo pari a 60 milioni di euro. Somma che è stata spostata sulle assunzioni effettuate dal 1° maggio 2019 al 31 dicembre 2019. In questo caso la gestione della misura da parte dell’Inps avverrà nel limite della dotazione finanziaria pari a 180 milioni di euro a valere sul Programma operativo nazionale “Sistemi di Politiche Attive per l’Occupazione” e sul Programma Operativo Complementare “Sistemi di Politiche Attive per l’Occupazione” 2014 – 2020.


Pressanti erano state le richieste della Categoria di utilizzare tutti i fondi ancora disponibili perché destinati alle sole assunzioni effettuate entro aprile 2019, a seguito dell’estensione dell’Incentivo Occupazione Sviluppo Sud introdotta dal D.L. n. 34/2019 convertito, con modifiche, dalla Legge n.58/2019.
Le domande per beneficiare del Bonus Sud, relative alle assunzioni a partire dal 1° maggio 2019 e non accolte per mancanza di fondi, si presume saranno riesaminate seguendo l’ordine cronologico di presentazione.
L’Inps ha precisato però che nel caso fossero già trascorsi 30 giorni dalla comunicazione di diniego occorrerà comunque reiterare l’istanza.
 


Interposizione fittizia di manodopera: costituzione in mora e irrilevanza dell’aliunde perceptum


In tema di interposizione di manodopera, ove ne venga accertata l’illegittimità e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni a decorrere dalla messa in mora e senza possibilità di detrarre l’aliunde perceptum (Corte di Cassazione, sentenza 21 ottobre 2019, n. 26759)


Una Corte di appello territoriale aveva accolto l’appello proposto dalla società X e revocato i decreti ingiuntivi con cui alcuni lavoratori avevano rivendicato il pagamento di varie somme a titolo di retribuzioni dovute in virtù della sentenza di altro Tribunale, con la quale era stata dichiarata la nullità della cessione di ramo di azienda alla società Y, con ordine di ripristino del rapporto alle dipendenze di X. La Corte aveva osservato che l’obbligazione retributiva non poteva sorgere per il solo effetto della nullità della cessione del contratto di lavoro e della accertata continuità giuridica del rapporto, giacché dalla natura sinallagmatica del rapporto di lavoro discende che la erogazione del trattamento economico in mancanza di lavoro costituisce un’eccezione, la quale deve essere oggetto di una espressa previsione di legge o di contratto. Altresì, l’omesso ripristino della funzionalità del rapporto, a fronte della tempestiva messa a disposizione delle energie lavorative, rileva unicamente sul piano risarcitorio con conseguente eccepibilità dell’aliunde perceptum che, nel caso in esame, è di entità tale da elidere il danno subito per effetto della perdita della retribuzione.
Avverso la sentenza i lavoratori ricorrono così in Cassazione, che ne riconosce la fondatezza delle ragioni nei termini di cui in appresso.
Il trasferimento del rapporto di lavoro si determina solo quando si perfeziona una fattispecie traslativa conforme al modello legale; diversamente, nel caso di invalidità della cessione (per mancanza dei requisiti richiesti ex art. 2112 c.c.) e di inconfigurabilità di una cessione negoziale (per mancanza del consenso della parte ceduta quale elemento costitutivo della cessione), quel rapporto di lavoro non si trasferisce e resta nella titolarità dell’originario cedente. Di qui, l’attività lavorativa subordinata resa in favore di colui che non è più cessionario equivale a quella che il lavoratore, bisognoso di occupazione, renda in favore di qualsiasi altro soggetto terzo; parimenti, la retribuzione corrisposta, così come quella ricevuta da ogni altro datore di lavoro presso il quale il lavoratore impiegasse le sue energie lavorative, si va a cumulare con quella dovuta dall’azienda cedente.
Ed ancora, al dipendente la retribuzione spetta tanto se la prestazione di lavoro sia effettivamente eseguita, sia se il datore di lavoro versi in una situazione di mora accipiendi nei suoi confronti (Corte di Cassazione, sentenza 23 novembre 2006, n. 24886). Una volta dunque offerta la prestazione lavorativa al datore di lavoro giudizialmente dichiarato tale, il rifiuto di questi rende giuridicamente equiparabile la messa a disposizione delle energie lavorative del dipendente alla sua effettiva utilizzazione, con la conseguenza che il datore di lavoro ha l’obbligo di pagare la controprestazione retributiva. La “sospensione unilaterale” del rapporto da parte del datore di lavoro, infatti, è giustificata ed esonera il medesimo dall’obbligazione retributiva solo quando non sia imputabile a fatto dello stesso (da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza 9 agosto 2004, n. 15372).
In tema di messa in mora, poi, per le obbligazioni aventi ad oggetto prestazioni infungibili (cui evidentemente appartengono quelle inerenti la prestazione di lavoro), dovendo l’adempimento della prestazione di fare essere preceduto da atti preparatori, la cui esecuzione richiede la collaborazione del creditore, basta che il debitore, che intenda conseguire la liberazione dal vincolo, costituisca il primo in mora mediante l’intimazione ex all’art. 1217 c.c.. In altri termini, dunque, mediante l’intimazione del lavoratore all’impresa cedente di ricevere la prestazione con modalità valida ai fini della costituzione in mora credendi del medesimo datore (il quale la rifiuti senza giustificazione), il debitore del “facere infungibile” ha posto in essere quanto è necessario, secondo il diritto comune, per far nascere il suo diritto alla controprestazione del pagamento della retribuzione.
In sostanza, dunque, i crediti che i lavoratori hanno ingiunto in pagamento alla società X a titolo di emolumenti loro dovuti per effetto del mancato ripristino del rapporto da parte della società predetta, hanno natura retributiva (Corte di Cassazione – S.U. civili, sentenza 7 febbraio 2018, n. 2990) e non risarcitoria (come invece secondo un indirizzo precedente: da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza 25 giugno 2018, n. 16694), con conseguente inapplicabilità del principio della “compensatio lucri cum damno”.

CCNL Energia e Petrolio: sciolta la riserva sull’accordo di rinnovo



 


Sciolta la riserva sul rinnovo del CCNL Energia e Petrolio tra la CONFINDUSTRIA ENERGIA e la FILCTEM-CGIL, la FEMCA CISL, la UILTEC UIL.


Queste le retribuzioni previste

































Livello

Minimi 1/10/2019

Minimi 1/10/2020

Minimi 1/7/2021

1 2.968,56 3.016,85 3.058,24
2 2.688,53 2.732,26 2.769,75
3 2.434,76 2.474,37 2.508,31
4 2.151,61 2.186,61 2.216,61
5 1.886,84 1.917,54 1.943,85
6 1.641,45 1.668,15 1.691,04



















































C.R.E.A.

Livello 1 C.R.E.A.

Livello 2 C.R.E.A.

Livello 3 C.R.E.A.

Livello 4 C.R.E.A.

Livello 5 C.R.E.A.

Livello 6 C.R.E.A.

5 453,26 453,26        
4 362,61 271,97 243,72 213,57 181,33  
3 271,96 203,98 182,79 160,18 136,00  
2 181,31 135,98 121,86 106,79 90,66  
1 90,65 67,99 60,93 53,39 45,23  
0         00,00 00,00


Minimi Settore Industria Gas


 

































Livello

Minimi 1/10/2019

Minimi 1/10/2020

Minimi 1/7/2021

1 2.954,76 3.003,05 3.044,44
2 2.676,03 2.719,77 2.757,25
3 2.423,44 2.463,05 2.497,00
4 2.141,61 2.176,61 2.206,61
5 1.878,07 1.908,77 1.935,08
6 1.633,82 1.660,52 1.683,41


 



















































C.R.E.A.

Livello 1 C.R.E.A.

Livello 2 C.R.E.A.

Livello 3 C.R.E.A.

Livello 4 C.R.E.A.

Livello 5 C.R.E.A.

Livello 6 C.R.E.A.

5 425,76          
4 341,61 255,47 228,22 200,57 170,33  
3 255,46 191,48 171,29 150,18 128,00  
2 170,31 127,98 114,36 100,29 85,16  
1 85,15 63,99 57,43 50,39 42,83  
0         00,00 00,00


Con il prossimo rinnovo contrattuale il settore dell’industria Gas verrà ricondotto alla retribuzione tabellare del CCNL Energia e Petrolio, con l’annullamento delle differenziazioni salariali previste a tutt’oggi:
Con decorrenza 1/1/2022: riconoscimento del 50% del differenziale salariale sulla retribuzione tabellare;
Con decorrenza 1/7/2023: riconoscimento del restante 50%.
Qualora si verificassero mutamenti di scenario tali da ripresentare motivazioni, strutturali o contingenti, che rendano opportuno un riesame della presente determinazione, le Parti si incontreranno tempestivamente dando seguito al necessario confronto.


Elemento Distinto della Retribuzione (E.D.R.)
Le Parti convengono sulla necessità di introdurre l’elemento distinto della retribuzione (EDR). Tale elemento svolgerà, nel corso della vigenza contrattuale, il ruolo di ammortizzatore degli scostamenti inflattivi, come voce compensativa degli scostamenti negativi o positivi tra inflazione prevista e inflazione reale, permettendo di semplificare l’impatto delle verifiche e di avere certezza dei costi e dei trattamenti contrattuali previsti dal CCNL.
 



























Livello

EDR dall’1/1/2020

EDR dall’1/1/2021

1 20,70 13,80
2 18,74 12,45
3 16,97 11,32
4 15,00 10,00
5 13,15 8,77
6 11,44 7,63


Previdenza complementare
Le aliquote contributive da computarsi sulla retribuzione utile per il calcolo del T.F.R sono fissate nelle seguenti misure:











 

A carico Azienda

A carico lavoratore

Dall’1/7/2020: per gli assunti con anzianità contributiva INPS ante 1/1/1996 2,725% 2%
Dall’1/7/2020: per gli assunti con anzianità contributiva INPS post 31/12/1995 2,775% 2%