CCNL Poste: a settembre l’anticipo del Premio di Risultato 2017



Come previsto dall’accordo 19/7/2017, nella busta paga di settembre l’anticipo del premio di risultato 2017, pari al 50% dell’importo complessivo


Premio di Risultato 2017: gli importi dell’anticipo da erogare con la retribuzione di settembre













































Direzione Staff

Livello

Quota Regionale

Quota Nazionale

Totale Premio 2017

Acconto in busta a settembre 2017

F 314,40 471,60 786,00 393,00
E 423,99 635,98 1.059,97 529,98
D 478,96 718,44 1.197,40 598,70
C 478,96 718,44 1.197,40 598,70
B 490,73 736,09 1.226,82 613,41
A2 752,95 1.129,42 1.882,37 941,18
A1 991,53 1.487,29 2.478,82 1.239,41



















































Produzione Sportelleria

Livello

Quota Regionale

Quota Nazionale

Totale Premio 2017

Acconto in busta a settembre 2017

E- Apprendisti D 752,27 1.128.40 1.880,67 940,33
D 846,39 1.269,58 2.115,96 1.057,98
C 885,02 1.327,53 2.212,55 1.106,27
B 906,79 1.360,18 2.266,97 1.133,48
A2 COLL – Venditori imprese/P.A.L. 787,23 1.180,84 1.968,07 984,03
A2 DUP – Responsabili up imprese A2 – Referente coordinamento up 941,51 1.412,27 2.353,79 1.176,89
A1 DUP 905,82 1.358,73 2.264,55 1.132,27
A1 DUP CENTRALI 1.042,95 1.564,43 2.607,38 1.303,69



























Produzione recapito

Livello

Quota Regionale

Quota Nazionale

Totale Premio 2017

Acconto in busta a settembre 2017

E 693,59 1.040,38 1.733,97 866,98
Apprendisti 635,96 953,93 1.589.89 794,94
D 748,19 1.122,28 1.870,46 935,23
C 783,49 1.175,23 1.958,72 979,36



















































Produzione CRP

Livello

Quota Regionale

Quota Nazionale

Totale Premio 2017

Acconto in busta a settembre 2017

F 369,03 553,54 922,57 461,28
E 567,82 851,72 1.419,54 709,77
Apprendisti D 519,15 778,73 1.297,88 648,94
D 610,77 916,16 1.526,93 763,46
C 641,42 962,13 1.603,55 801,77
B 657,19 985,79 1.642,98 821,49
A2 787,23 1.180,84 1.968,07 984,03
A1 1.025,81 1.538,72 2.564,53 1.282,26

Aggiornamento piattaforma informatica per le prestazioni occasionali in agricoltura


La procedura informatica predisposta per le prestazioni di lavoro occasionale è stata aggiornata al fine di consentire alle imprese agricole di indicare la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a tre giorni, secondo un calendario giornaliero, con indicazione del numero di ore complessive di utilizzo del lavoratore nell’arco temporale indicato.


Per le imprese del settore agricolo, fatto salvo il limite di non più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato, è possibile ricorrere al contratto di prestazione occasionale esclusivamente per le attività lavorative rese da lavoratori appartenenti alle seguenti categorie:
– titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
– giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
– persone disoccupate;
– percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di sostegno all’inclusione attualmente vigente e destinata ad essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito. I suddetti lavoratori non devono risultare iscritti in uno degli elenchi anagrafici comunali degli Operai a Tempo Determinato – OTD di più recente pubblicazione.
Nel settore agricolo il compenso minimo orario è pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.


Almeno sessanta minuti prima dell’inizio dello svolgimento della prestazione lavorativa, l’utilizzatore, tramite la piattaforma informatica INPS o avvalendosi dei servizi di contact center messi a disposizione dall’INPS, è tenuto a fornire: i dati identificativi del prestatore; la misura del compenso pattuita; il luogo di svolgimento della prestazione lavorativa; la durata della prestazione lavorativa collocata entro un periodo massimo di tre giorni consecutivi; altre informazioni per la gestione del rapporto di lavoro.
La procedura informatica è stata, pertanto, aggiornata, al fine di consentire alle imprese agricole di indicare la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a tre giorni, secondo un calendario giornaliero, con indicazione del numero di ore complessive di utilizzo del lavoratore nell’arco temporale indicato.
Trattandosi di comunicazione da fornire prima dello svolgimento della prestazione lavorativa, laddove, per evenienza di carattere straordinario, la prestazione medesima non dovesse essere resa, l’utilizzatore effettua, sempre avvalendosi della procedura telematica INPS, la revoca della dichiarazione inoltrata, purché ciò avvenga entro le ore 24.00 del terzo giorno successivo alla data conclusiva dell’arco temporale originariamente previsto per lo svolgimento della prestazione (non superiore a tre giorni consecutivi).
Una volta decorso il terzo giorno successivo alla data conclusiva dell’arco temporale originariamente previsto per lo svolgimento della prestazione, l’INPS procede ad integrare il compenso pattuito dalle parti nell’ambito del primo prospetto paga da formare, nonché a valorizzare la posizione assicurativa del lavoratore ai fini Ivs e INAIL, trattenendo altresì le somme destinate al finanziamento degli oneri gestionali.
Nell’ipotesi, altresì, in cui l’arco temporale della prestazione indicato nella comunicazione si collochi a cavallo fra due mesi, il pagamento del compenso avverrà il mese successivo alla data finale dell’arco temporale indicato.
Infine, sono state implementate anche le funzionalità relative agli intermediari che intendano operare in qualità di delegati per le Prestazioni Occasionali per gli utilizzatori nel settore dell’agricoltura.

Ulteriori chiarimenti sulla definizione agevolata delle liti fiscali (1/2)


Forniti chiarimenti ad alcuni dubbi sollevati dalle strutture territoriali in ordine alla definizione agevolata delle controversie pendenti (L’Agenzia delle Entrate, con la circolare del 25 settembre 2017, n. 23/E).

In particolare, il Fisco ha fornito le seguenti risposte:

– Non sono definibili le liti instaurate avverso i provvedimenti dell’agente della riscossione, nelle quali l’ufficio dell’Agenzia delle entrate non sia stato chiamato in giudizio né sia intervenuto volontariamente, ossia non figuri come parte in senso “formale”. Non è definibile, altresì, la controversia in cui il contribuente contesti un atto dell’agente della riscossione senza chiedere l’annullamento del credito (ad es. qualora contesti solo la legittimità di una misura cautelare adottata dall’agente della riscossione, senza contestare quanto dovuto all’Agenzia delle entrate). Possono, quindi, essere definite in via agevolata le controversie sorte a seguito dell’impugnazione della cartella di pagamento, quando viene chiesto l’annullamento del credito iscritto a ruolo.

– Non sono definibili gli atti di valore indeterminabile come quelli che attengono al classamento degli immobili.
Neanche le controversie nel caso in cui gli atti in questione contengano anche il recupero di tributi catastali e l’irrogazione di sanzioni (es. accertamento di rendita catastale presunta) sono definibili, in quanto non può ammettersi la definizione parziale della lite vertente sul medesimo atto. Non è possibile, infatti, scindere, ai fini della definizione, la lite instaurata avverso l’intero atto, cioè riferita sia al classamento dell’immobile, di valore indeterminabile e quindi non definibile, sia ai tributi e alle sanzioni eventualmente oggetto di contestuale recupero.

– Per la definizione agevolata delle controversie tributarie sono dovuti tutti gli importi di cui all’atto impugnato, con esclusione delle sanzioni collegate al tributo e degli interessi di mora. I contributi previdenziali non costituiscono oggetto di liti fiscali e non rientrano nella giurisdizione tributaria. Conseguentemente, per il perfezionamento della definizione agevolata non è richiesto il pagamento di tali contributi.

– Nell’ipotesi di riunione di due giudizi (il primo relativo ad irrogazione di sanzione per mancata emissione di scontrini e il secondo relativo al provvedimento di sospensione dell’esercizio dell’attività), la definizione della lite instaurata avverso la sanzione irrogata per mancata emissione di scontrini non ha effetti sulla lite, non definibile in quanto di valore indeterminabile, relativa all’irrogazione della sanzione accessoria di chiusura dell’esercizio. In tal caso la definizione comporta l’estinzione solo “parziale” del giudizio, che prosegue per la parte non oggetto di definizione.

– A seguito di fallimento del contribuente, la legittimazione a presentare l’istanza di definizione agevolata delle controversie pendenti deve essere riconosciuta al curatore e, in caso d’inerzia di quest’ultimo, al fallito. Quest’ultimo, infatti, non è privato, per effetto della dichiarazione di fallimento, della qualità di soggetto passivo del rapporto tributario, restando esposto ai riflessi anche sanzionatori che conseguono alla definitività dell’atto impositivo, ed essendo per tale motivo legittimato, nell’inerzia degli organi fallimentari, anche a ricorrere alla tutela giurisdizionale, tenuto conto che la perdita della capacità processuale derivante dalla dichiarazione di fallimento ha carattere relativo, potendo essere fatta valere soltanto dal curatore, nell’interesse della massa dei creditori.

– Dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la definizione agevolata, senza prevedere distinzioni tra somme versate a titolo di imposta, di sanzioni o di interessi. Non è richiesta alcuna specificazione relativamente al titolo o all’imputazione delle somme da scomputare. Una volta effettuato lo scomputo delle somme versate, l’importo netto dovuto, ossia l’importo da versare, dovrà essere ripartito tra i vari codici tributo, in proporzione ai diversi importi che compongono l’importo lordo dovuto, ossia le somme complessivamente dovute per la definizione.

– Se vi è interesse alla prosecuzione della controversia per la parte della pretesa che non è stata definita con la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione, la sopravvenuta definizione agevolata della lite opera soltanto con riferimento alle somme residue ancora in contestazione e, dunque, gli importi dovuti vanno calcolati in relazione alla quota residua ancora in contestazione.

– La definizione avviene col pagamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto, escluse le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora. Pertanto, nel caso di definizione della lite pendente avente ad oggetto un avviso di accertamento riguardante l’anno di imposta 1997, la società ricorrente deve versare oltre all’imposta, i relativi interessi, costituenti obbligazione accessoria rispetto al pagamento dell’imposta, che sono dovuti.

– La quantificazione degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo va effettuata secondo le modalità e i tassi vigenti ratione temporis tenendo conto, al tempo stesso, della previsione eccezionale contenuta nell’articolo 11, comma 1, del DL n. 50 del 2017 che, ai fini del calcolo, individua il dies ad quem nel sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto. Ne consegue che, qualora si renda applicabile la formulazione dell’articolo 20 del DPR n. 602 del 1973, che prevedeva l’applicazione degli interessi per semestri interi, nel caso in cui al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto il semestre non si sia ancora compiuto gli interessi sono comunque dovuti fino a tale giorno e devono essere calcolati moltiplicando il tasso giornaliero per il numero di giorni del semestre incompiuto.

– Gli importi iscritti a ruolo a titolo di interessi di sospensione, qualora pagati, sono scomputabili dalle somme da versare a seguito della definizione agevolata. Infatti, dall’importo lordo dovuto per la definizione possono essere scomputati tutti gli importi pagati a titolo provvisorio per tributi, sanzioni amministrative, interessi, indennità di mora nonché gli interessi per dilazione di pagamento. Possono essere scomputati in sostanza tutti gli importi già pagati in esecuzione dell’atto impugnato.

– Nel caso di lite pendente avverso atti dell’agente della riscossione, suscettibile di definizione agevolata, gli importi da versare devono essere calcolati facendo riferimento all’atto presupposto, ove attraverso l’impugnazione dell’atto dell’agente sia stata contestata la validità dell’atto dell’Agenzia delle entrate. Quindi, in questi casi, il termine da cui far decorrere il calcolo dei sessanta giorni è quello della notifica dell’atto presupposto.


Siglato protocollo sugli appalti nelle Poste Italiane


Siglato il 20/9/2017, tra le Poste Italiane e la SLC-CGIL, la SLP-CISL, la UILPoste, la FAILP-CISAL, la CONFSAL-Comunicazioni, la UGL-Comunicazioni, il protocollo di intesa sulla disciplina dei rapporti con le aziende appaltataci.

Le Parti firmatarie nella presente intesa hanno convenuto di orientare la scelta dei fornitori secondo criteri oggettivi e documentabili, nel rispetto delle regole sulla concorrenza in ogni fase della procedura di affidamento, in applicazione delle normative di riferimento. In tale ambito, l’Azienda si impegna a porre in essere comportamenti diretti a garantire l’indispensabile e reciproca lealtà, trasparenza e collaborazione nei comportamenti precontrattuali e contrattuali.
Inoltre si è voluto favorire la progressiva estensione del sistema di selezione e gestione dei fornitori attraverso l’utilizzo di specifici Albi Fornitori, nei quali vengono individuati ed iscritti solo i soggetti idonei a partecipare alle gare di appalto, in relazione alle vigenti disposizioni normative ed ai requisiti di appartenenza per essi definiti.
Un ulteriore obiettivo è quello di intensificare la promozione di standard etici di comportamento da parte dei fornitori anche incentivando il conseguimento di certificazioni di qualità, certificazioni ambientali, certificazioni sociali e certificazioni correlate alla sicurezza e salute dei lavoratori e di prevedere controlli di verifica del rispetto degli standard di qualità previsti.
Nell’ambito delle clausole contrattuali si cerca di prevedere specifici obblighi volti ad assicurare l’osservanza, da parte delle imprese appaltataci dei diritti fondamentali dei propri collaboratori, con particolare riferimento al rispetto delle pari opportunità, della dignità personale, della privacy, della garanzia della retribuzione minima prevista dalla contrattazione collettiva di riferimento, nonché del rispetto della normativa vigente in materia di orario di lavoro e della piena osservanza delle norme i materia di salute e sicurezza sul lavoro.